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È un minerale molto diffuso, e fino a poco tempo fa considerato inerte, quindi non tossico. In realtà vi sono ormai evidenze sufficienti per ritenerlo implicato in alcune patologie, come alcuni tipi di cancro e di malattie neurologiche.
La contaminazione avviene soprattutto attraverso:
- sale da cucina (solo se addizionato a silicato di alluminio come antiagglomerante)
- farina bianca (è contenuto nello sbiancante)
- fogli di alluminio
- contenitori di alluminio
- lattine
- antiacidi
- amalgame dentarie
- pentole e utensili da cucina in alluminio
- deodoranti
- lieviti in polvere
- formaggi fusi (come emulsionante)
- acque depurate con solfato di alluminio per azione battericida
L'alluminio viene assorbito a livello intestinale, anche se scarsamente. La maggior parte dei 10-100 mg presenti nell'alimentazione (tutti gli alimenti anche se non contaminati contengono tracce di questo metallo) viene escreta con le feci.
L'alluminio si lega soprattutto al DNA e si deposita in particolare nel cervello, dove provoca danni alla cellula neuronale. A livello generale può provocare stipsi, cute secca, cefalea, disturbi della memoria.
Come abbiamo visto le fonti di possibile contaminazione e accumulo dell'organismo sono quasi tutte controllabili individualmente: si tratta di evitare di utilizzare utensili da cucina in alluminio e di limitare il consumo di cibi o bevande conservati in contenitori di alluminio. Amalgame e antiacidi possono essere sostituiti dal dentista e dal medico con prodotti che non contengono alluminio.
Non è possibile rimuovere per chelazione l'alluminio presente nell'organismo attraverso una terapia orale con minerali, e risulta quindi ancora più importante l'adozione di misure preventive.
Nei casi gravi può essere effettuata una terapia con un farmaco (EDTA), direttamente sotto stretto controllo medico.
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